Home Page > 16 febbraio 2017

NON CALPESTIAMO LE PERSONE

Il telegramma del direttore della Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere, inviato il 26 gennaio alle questure d’Italia, per individuare 95 uomini e donne, purché di nazionalità nigeriana, “da espellere e rimpatriare” lo dimostra. L’espulsione collettiva, per di più in base alla nazionalità, è vietata dalla legge (*) e l’Italia è già stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per trattenimenti illegittimi nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) e per l’assenza di tutela legale: in data 06/10/2016 è stata pubblicata la sentenza della Corte sul caso Richmond Yaw e altri.
La presenza, eventualmente irregolare, di chiunque, va valutata caso per caso. Per donne nigeriane in particolare, visto che molte (ne arrivano sempre più di giovanissime) possono essere vittime di tratta, e per questo maggiormente bisognose di tutela.
L’accordo con la Libia, firmato a Roma il 2 febbraio dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e dal leader libico Fayez al-Sarraj per bloccare le partenze dei migranti attraverso il canale di Sicilia, mette sullo stesso piano «la lotta al traffico di esseri umani ed il contrasto al contrabbando». L’accordo prevede sostegno economico e addestramento a un governo che controlla solo una parte del territorio, allo scopo di “chiudere la rotta libica”, così come è avvenuto con la rotta balcanica stipulando l’accordo con la Turchia.
Ma così come la Turchia, dove i migranti vengono ammassati in precari campi profughi e sfruttati nelle fabbriche, la Libia non è un paese terzo sicuro. È piuttosto un luogo di aberranti violazioni dei diritti umani, dove torture e violenze nei campi di raccolta sono ben documentate.
Affidare la gestione delle migrazioni a chi non rispetta la dignità delle persone, equivale a mettere a repentaglio la vita di migliaia di esseri umani e disconoscere i valori su cui settant’anni fa è nata l’Unione Europea, che oggi approva l’accordo purché non comporti costi aggiuntivi.
«Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi – ha detto Papa Francesco ai rappresentanti dei Movimenti popolari lo scorso novembre -  è in grado di riconoscere immediatamente, nella sua interezza, la ‘bancarotta dell’umanità’!»
Non possiamo calpestare i diritti delle persone: è la nostra stessa umanità ad essere calpestata. Invece, la creazione dei corridoi legali e sicuri, permette di evitare la mercificazione delle persone e contrastare le reti criminali.
(*) Art. 4 del Quarto Protocollo allegato alla CEDU e art. 19 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea – (caso Hirsi 2012 e caso Sharifi 2014)

Missionari Comboniani
Missionarie Comboniane
Laici Missionari Comboniani
Conferenza degli Istituti Missionari Italiani (CIMI)

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Combobeer Fest 2016

La festa in un video di 5 minuti……

COMBOBEER FEST 2016

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Quante stragi ancora prima di invertire la rotta?

Ancora una volta le nostre vite sono scosse dalle notizie e dalle immagini che arrivano dal Canale di Sicilia: tre stragi in tre giorni (una cadenza mai verificata prima) hanno messo fine alla vita di tanti uomini, donne e bambini che scappavano da realtà di guerre e persecuzioni. Sono 2444 le persone morte e scomparse nel mare Mediterraneo dal 1 gennaio 2016. La morte di tantissimi uomini, donne e bambini non dipende soltanto da aguzzini sanguinari (trafficanti, scafisti), ma soprattutto è la conseguenza di una politica europea ipocrita e immorale.

Purtroppo l’UE, piuttosto che inviare una vera missione internazionale di soccorso, lascia che i singoli paesi, come la Gran Bretagna, inviano navi da guerra per “bloccare” le partenze verso l’Europa. Una missione immorale e giuridicamente priva di base legale, ma premiata dal consenso elettorale. Anni di denunce, morti, violenze e vite mercificate in ogni loro aspetto hanno chiarito come il governo europeo della mobilità non sia affatto basato sulla tutela dei diritti fondamentali ma su ben precisi calcoli economici e politici.

Per questo diciamo:

· no al dilagare dell’indifferenza verso stragi ormai quotidiane, alle morti in Siria o al bombardamento degli ospedali in diverse parti del mondo.
· no alle soluzioni basate sulla repressione, attraverso misure che vanno dalla detenzione al respingimento, ma anche con i piani di creazione di una polizia di frontiera europea (Migration compact)
· no al millantato afflato umanitario verso gli immigrati del governo italiano, usato come merce di scambio per negoziare condizioni fiscali più favorevoli con la Commissione Europea e per ottenere finanziamenti ed agevolazioni
· no all’innalzamento dei muri che costringono tantissimi a consegnarsi ai trafficanti di essere umani che vivono periodi felici agevolati da una politica cieca.
· no al sistema di profitto che gira intorno all’immigrazione e che ha raggiunto livelli di complessità e stratificazione molto alti, un meccanismo ben rodato in molto settori economici.

Chiediamo:

· l’apertura dei canali umanitari con meccanismi d’entrata reali e sicuri per le persone che emigrano da paesi terzi. Unico strumento per evitare questa ecatombe. Per questo è importante prendere posizione contro le politiche di chiusura dell’Europa. Nelle nostre mani c’è sempre la possibilità di proteggere la vita e di realizzare una società accogliente, segnata da relazioni giuste e rispettose.